*

nelle fotografie dei muri vedi tronchi di corpi
in radiografie grigie o rosse danzanti
con le bocche spalancate ma senza suono.
ci sono sedie intorno, a volte in cerchio,
a volte in fila fino a distendersi
e raggiungere le porte semiaperte delle stanze.
si cammina piano, ma al buio ci si perde.
hai occhi solo per me o per le nervature delle mie braccia?
no dimmi, come mi vedi nelle mie storte facce
cave di solchi e lunghe mani scavatrici.
le orecchie frantumano il suono e lo assorbono
a bocconi giganti dentro il collo.
e tu stai sempre nello stesso punto
dove si creano spigoli nelle mura
e le crepe si uniscono per poi sparire.

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*

termina qui il corridoio che unisce
stanze, una dopo l’altra,
con gli ammassi di gole che coprono
piccole urla mattutine.
i camici non sono più appesi.
altre volte stirati, restano nell’attesa.
non passa nessuno.
non parla nessuno.
noi femmine ci contiamo le unghie colorate
a vicenda. qualcuna le mangia
fino all’osso e sanguina.
qualcuna è solo stanca.
c’è chi dice che si deve pregare.
c’è chi apre già le braccia.

*

sono sveglie. dormono con occhi aperti e vedono
assorbono tutto tut-to il monitor,
le gambe, la spina dentro che si fa sentire.

non guardare la mia bocca gigante.
dormi.
nella pianura dove abbiamo camminato,
abbiamo scelto un nome,
dove ci siamo tolti il nome
dalla fronte. uno schianto così piatto.

impercettibile la lingua delle mura
di questa casa.
le donne passano di qui e non parlano.
le loro gambe sono lunghe e piccole.
i loro capelli scendono incurati.
non dormono. guardano vigili le porte,
i passi di chi entra e non può uscire.
di chi termina qui lasciando il suo odore.

non ti ascolto se parli.
non sento nulla. ma vedo, vedo tutto.

*

ho il corpo diafano del sole.
con la voce spacco i denti,
stacco la gola, sfaldo il corpo,
i nei piccoli delle travi cadute e scisse
in vie traverse di binari vicini.
non prendere la mia forma quando entri.
nella mia stanza le bocche hanno urlato talmente
da vedersi la scia di nervi sui muri.
vene lunghissime appiattiscono dentro
dentro in fondo un azzurro bianchissimo calcificato.
non dirti dove sta la strada, è una memoria
che ti risparmio. non si entra, né si esce di qui.
ci si suppone di non tornare.