*

if I live, I won’t last in the trees in the leaves
in the shadows, where I will hide and believe
that you saved me. you saved the things I touched
and then vanished.
if I fear, I won’t remember the trees the leaves
the miracles of the rain that grows green and leaves
and creates life again. because if I stay, I won’t seek
what truth has become here, without you.

*

vieni a raccontare dove l’acqua si addormenta ai fiumi,
nella terra dove abbiamo contato le falene.
le abbiamo baciate nella luce, ci siamo addormentati.

ho bisogno di vedere ancora le orme degli alberi
che hanno migrato, le loro dita radici,
lingue di terre da accarezzare.
non toccano più fiumi i cieli, né luci,
ma fuochi rossi all’infinito,
negli orizzonti da lasciare.

*

avremmo camminato lungo il muro, aperto la bocca
per ingoiare l’amaro che prestano i farmaci;
avremmo poi sparso le braccia ed i capelli
in un cerchio di dondolii lunghi da vertigine.

non fosse l’ora, andrei correndo giù e su per le scale,
ubriaca degli specchi che ricordano spettri
sanguinanti di altre vite. non c’è futuro
nella casa dove ti ho lasciato vegliare la strada.
ad aspettare, il vento ritorna
e dei lunghi addii nemmeno l’ombra.

*

ci dicono di camminare, di respirare, di toglierci le scarpe
e restare a piedi nudi, di metterci le calze di cotone bianco
e sperare di essere prossime. in ordine sul letto
i vestiti piegati, i tubi di fisiologica che scivolano dietro al letto,
le mura bianche, il soffitto che tende a guardare giù.
ho la sensazione della caduta, l’andirivieni ed il clap clap
delle ciabatte che battono in testa, come per volare.
ma ho sonno, ho tanto sonno.