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mi sono cucita un abito rosso
per sposarti all’altare di notte
e splendere come le lucciole che vivono
senza mai vedere il sole.

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domani canterò andando per la via del cimitero.
dirò i numeri ed i nomi e le facce delle donne
che hai avuto ed hai mentito.
numererò le loro dita, le poesie, le travi
sotto il letto ed il soffitto che sbuffa
alle foto in cima alle scale.
ho sempre saputo che non sai amare.
ho sempre ammesso di non amarti,
ma non te l’ho mai detto.

*

quando finisce un amore, non fa più autunno,
non ci sono alberi, né foglie, né vento
o risacca al mare che ritira ed emigra.
non hanno più radici le palme, contendono la terra
per aggrapparsi e stare ferme; non conoscono orizzonte
i gabbiani, né azzurro le nubi; non cantano più le cicale
a guardare le stelle, non più via Lattea, né l’Orsa maggiore,
sempre più confini nelle distanze, mura, mura altissime,
dimenticate ereggono.

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la mia lingua è quella della madre di mio padre
la sua guarigione nelle dita le storie raccontate
che mi ricordano bambina. non è povera
come il tavolo e l’acqua col pane e le galline
che corrono in giardino, l’altalena appesa
che dondola sotto la vite tra i passi di suo marito
gigantissimo bianco latteo in testa
e le dita rosa quasi fucsia gli occhi
e le loro pupille di vino. tutto osservato
dalla loro casa dove dormire rispecchia
alberi parlanti dietro i vetri e le loro ombre.

*

we sink and the world feels circle and around
the head is like a bowl that keeps being full
and names don’t know their own and fall deep
where you keep my hand. the forest knows
and keeps walking towards me like a bird
flying and calling. I used to be alone
in the darkness. but you came.
I try to not see you falling
falling
f a l l i n g follow me
and try to get out and see how I smile
alone in the darkness, when you’re gone.