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nel precipizio la parola sgola
pietra su pietra, toglie pelle all’alba,
consuma cielo, smembra, sfascia l’eco
che nel sangue ritocca nomi, sviene,
bocca alla bocca, fiato oltre distante
dove s’innesta la fiamma sull’acqua,
dove presti la voce, sgorghi nuova,
lupa gravida che m’accogli sorda
silenziosa, tu muta, nel mutismo
che permea la sillaba, cornea scura
che mi rendi nel pegno. falce cedi
nel grido, torni, a me intera riavvolta
pianta dalla radice secca, tagli
braccia di rami, sorda rimani, afona
come suono portato a mare, cedi
nell’urlo reso, cadi buio e fiamma
come turbine, dove poi incateni
il porto sorto tra queste ossa magre
propense a navigare.

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