*

se fuso il corpo all’albero di bosco,
un tronco semplice, alto, nato ai pressi
della tua casa, lì, sorto spontaneo
come un’erbaccia scura e lunga, che apre
rami, sfoltisce vuoti di corteccia
fatta scura; se ancora, la fusione
del corpo alla corteccia, la mia spalla
resa ramo, con gli occhi in alto verso
il cielo, labbra a foglia lì posate
sul tetto della casa, le pupille
rimaste appese a piccole finestre
sempre aperte, starebbe fermo il corpo,
fisso il timpano, il lobo destro steso
a lato, la narice ancora ferma
sentirebbe l’alito delle mura
prima che sia mattina.

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2 thoughts on “*

  1. Molto intensa e fluida nell’idea ritmica. Ho avvertito luoghi di approdo ma anche di perdita, legati alle radici, alla corteccia naturale, alla spalla-ramo, al tetto della casa contro il cielo. Molto profonda.
    “L’alito delle mura/ prima che sia mattina” ha un sapore bellissimo e molto ermetico.
    Saluti,
    Luigi

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  2. Questa poesia a me scende a fatica in gola. C’è qualcosa che non mi attira particolarmente. O forse la sento solo troppo autoreferenziale ed ultimamente ho deciso di essere più “scarna” possibile. Infatti ho anche smesso di leggere i soliti poeti autoreferenziali che leggevo.
    Vedremo dove porta….
    Grazie Luigi! :-*

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