*

come annegato il suono che sull’acqua
trascina barca, la nave che a torre
sulle teste sta a tonfo. ma straniera
è la lingua che porta il mare: porto
navigato nel corpo di metallo
che sta fermo a guardare su noi femmine,
uomini che diritti in piedi piegano
il mare; l’onda verticale ferma
che corrode le labbra, i denti stretti
nei morsi, con le voci ritornate
a parlare. ritorna poi per prendere
fiato la lingua. degli uomini salgono
come cammelli e scendono di nuovo
nel respirare. fermati qui poco,
nelle luci soffuse dei nei a bordo
scuro del legno, l’odore di vomito
che trascini agli abiti, questo mingere
fermi, e la testa bassa su quest’atrio
dell’aria che si presta a ricordare
occhi sgranati, gole, corpi scesi,
poi gambe dappertutto, lì svenute,
le fronti bianchissime, le pupille
giganti agli occhi dei figli, poi il buio,
buio soltanto, senza saper credere.

da “Volti dell’acqua”

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