*

dentro la voce

piega che non conti tra i polpastrelli
ciglia che non vedi dove mancano all’ombra
dove stempiano occhi
dove lavano il buio

dalla luce

sorda
la bocca mastica poche parole
rende commestibile il vuoto
il suono mancante

la solitudine del bacio
che piega nuovamente suono
che torna
che vede

che mangia i buchi di aria
dentro le pietre, che aspira la gioia,
l’asciuga, la storpia

come una femmina dall’urlo precoce
e l’inguine aperto che sanguina
l’orgia data come pane

senti come la voce
dentro
resta una mollica di suono alla gola
uno strappo appena di nome
che scende
che scende

io sono qui

e torna l’ordine alle pietre
il buio costeggia più lontano
in fila dita di noi

e storia gli anelli tolti
un giorno
un giorno soltanto.

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