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per come guardi, come catena scesa stretta
al dirupo, l’orma che fa traccia i muri,
le braccia di alberi strappati ai rami
e sciogli dall’ordine distaccato
delle radici, sali e scendi partiture
di foglie, e strappi corpi di tracce
come case dentro vuote poi
piene del respiro che compensa
ciclicamente;
se cado, se torni nella piega
di questo tratto che ti cedo
da lupa il morso che neghi
che pronuncio appena come suono
recinzione di bocca
di seni
nella moltitudine di questo
nostro
andare.

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