* (esperimento n. 1)

ma poi senti qui capelli cappelli occhi buchi
cappelli strisce di ginocchia fermentate nell’acqua
corpi chiari scuri di nebbia fitta scuri
corpi anelli su dita ricoperte di saliva
occhi dalle pupille dilatate bianchi neri
occhi sordi occhi – ridi il nodo che recano le voci
la chiacchiera che la gola è una – ridi senti
qui il riso delle costole ammassate alle vertebre
il seno schiacciato piccolo piccolo con la pelle
che tira il muscolo nella sua assenza corporea
nel suo dolore unico privo di ossa polpa
ammaestrata a smagrire – siedi sui quadri rossi
e neri di piastrelle tenute a cerchio tra gli angoli
di stanza negli androni dove le scale perdono la caduta
e scendono giù e guardi con occhi occhi trasmessi
nel frantume di suono che pervade la stanza –
ascolta – ricama la velocità degli eventi – ascolta
e cadi scendi togli luce ai muri ricaduti a sinistra
e destra e la pelle tirata a sinistra e destra
e la lingua stirata a sinistra e destra
scendi scale mobili nella fragilità del tuo essere
femminea corto il tuo sguardo delinea la caduta
guardi occhi tesi senza ciglia occhi scavati in buchi
di vuoto che tormentano l’assenza occhi rimasti
ad attendere
luce.

*

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