e scende chiara la velatura del bianco
l’odore percosso nel corpo di ginocchia
qui stese stirate in chiodo a muro
come teste qui nei seni di ore e di ore
e strappi di ciò che manca all’attesa.
frangi l’aria come frantumano i denti
le parole fragili rimaste dentro il nervo
dentro cristalli appena vivi di te
in trasparenza.

*

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