*

recisa

 

qui
la finestra non ha forma
circolare. è vuota dentro, scava.

il vetro piange nella pioggia.
non dice. non guarda.

qui
l’ombra non prega
diaspora stringe nelle mani
nelle teste nei muri dove dense
si fanno le foglie.

*

vedi
come fiamma che perde il cero
mentre sfiamma, mentre sgorga
il caldo l’afoso silenzio di quel bruciare

tocco a tocco
nei polpastrelli
l’invenzione di te
come intima perdita ch’è in me
linfa, sangue, acqua.

acqua.

patto fatto col pasto della mattina
e tu non ridi
ma preghi tra le braccia e le dita
e le cosce unite strette

e il sesso che finge di dire
e vomita tutto
continuamente.

*

eppure sei qui
silenziosa.
una mattina che torna come nuova.

non fa sera la pioggia.
non fa sera.

*

non vedi come tingo
le dita. il rosso che penetra l’unghia
non dice. racconta poco,
nella pelle forma nuovamente
migrazioni di colore.

come le sfumature di te
distante
anche se torni.

*

capire qui la recinzione delle nostre bocche
dove non v’è bacio
o ruga di parola detta troppe volte

o forma di grido
mentre non ho che voce darti
la mattina sul petto:

partorisco lentamente
mentre cade notte.

*

e se fa della luce
casa

casa non resta tra le mani,
ma preme buio
schiaccia
internamente
senza ferire.

*

mi vedi
ho magre bocche
palmi piegati ed occhi bianchissimi
neri e tagli cesarei
nei miei polsi
raggrumano il sangue.

*

ti vedo che uccidi
l’unica mosca che vola
dentro la nostra casa.

 

 

 

*

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