*

è qui ed è chiaro. uno stipite conosce il peso
della sua faccia, l’ombra che piega taglienti i colli
come giraffe, gli scavi di occhi morsi dal buio
in occhiaie lunghe, spaventose, lungamente lunghissime.

annodati (!) il braccio, quella catena che ti scaglia la luce
scalfisce le narici, le torri di spalle che apprezzano
il gesto di me che siedo al fianco – come vedi, vivo
intorbidiscono sguardi, lenti mentre parliamo
delle ore tarde mentre fa mattina, mentre cuce
il silenzio giusto quel poco d’aria che si respira.

ad un passo da me, sei sempre un albero:
trattieni la memoria per sorprendere
nel gioco che vinci perdendo
nel solco di queste braccia che non sai stringere
senza cadere, senza.

silenzi piano.
ma qui fa sera e dritta scende la neve
in verticale.

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