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se c’è colpa, la mia sta nella polpa
dove l’udito s’integra al taglio che freme
nelle dita, dietro la nuca, l’accorgersi
dentro che si sviene e rinviene in fretta
col freddo. e le narici riconoscono
la forma dei volti dal profumo, l’appiattire
dei nervi che schiaccia forte l’assillo
dei nomi chiamati uno ad uno. e non si lascia
nascere più il corpo, non strappa dal sesso
la forma, annega nella placenta il grido,
prima che accada la luce,
prima che sorga.

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