*

e se rimanesse
come taglio e come voce questo luogo
il luogo dove abitammo una volta una vita
tu ed io e nostro figlio
o figlia come mi si addice
femmina io femmina la carne
il cuore che pulsa distante
come una campana dentro il tuo nome
dentro nei polsi le vene
che premi facendo l’amore
che stringi e prendi le gocce
le lingue le bocche le crepe
delle nuche che scuoti intorno
come pugni – questo luogo è nostro
nel battito, nel pegno che prende
il respiro mentre già scappa e disordina
la bocca e fa del luogo radice
come non sei, come non siamo.

e se rimanesse
come corpo questo pane
una mollica che nella gola preme
e stringe e spinge giù la saliva
e stringe e spinge giù il pegno
l’odore del sesso che assorbe nei nomi
i cuori, i pugni distanti, le veglie
dormienti mentre non sei
ed il figlio non nostro brucia
e la figlia non nostra
ride.

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