*

c’è il silenzio dell’albero
il canto che preannuncia distanze
il darsi la mano, il braccio
come in ballo e ricordarsi l’odore
la forma che tocca il polpastrello
mentre cadi nel sonno – qui non vedo
il suono del sogno, la notte –
alla veglia è data la pioggia,
la voce che porta il mare,
lo culla a sud, come onda
ed onda la gola fa dei nomi,
delle foglie cadute strette
nei viali, in autunno.
così si rimane alberi, ubriachi,
insulsi, cadaveri e pieni
gonfi, assorti e privi,
ché non si ricordano più di tornare
le voci, le fiamme che addensano i boschi
mentre coricano la notte,
mentre scorrono a nord.

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