*

non senti come trema
sfibra l’osso che buca
e questo laccio che trascina
pelli secche dei rami dei boschi
tarli che bucano come macerie
i corpi, sordi, tenuti qui insieme
a corde e ami e crune chiuse:
gli occhi qui parlano già di te.
non senti, evapora la saliva
assorbe con sé il profumo,
l’amo che trascina prende piedi
ginocchia alberi gomiti
travi silenzi orbite di occhi
migranti, come me. eppure sei
nell’ellisse che lo sguardo consuma
qui dove poggia il mio silenzio
ti creo un posto dove sedere,
dove sentire il veleno che assorbe
nel corpo la luce, dove sentirti
chiamare il mio nome e dirmi
che sei.

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