*

che poi ti addento dentro
dentro ché sei fatto tutto d’acqua e carne
polpa densa che frutta in stagione rimane
morsa cava il nocciolo che compresso nel dente
resta radice. ché sei fatto così
a tana e ti sventro ti uso a guscio
ti slabbro al confine delle tue mani
fitte unghie che sgranano
gli occhi come pietre more
moro il labbro che pronuncia il mio nome
e lo getta come un amo giù giù
e pesci divorano pelle organi cuore
sgombro è il torace privo l’utero
del figlio non nato pronto lo stomaco
a digerire la propria carne
il proprio sangue munto a goccia
a goccia che sfiamma il pavimento
scola la vena il sesso che opprime
il battito. ma non senti colpa:
spesso torna densa a infittire
bosco foresta alberi tronchi alti.
vitale sta la nascita come un segno.
tolta l’acqua, il sole brucia.

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