*

dico la vena
di quando si era una meridiana
la destra e la sinistra non distinta, tremanti
in vento e per il vento, dormienti
seppur coscienti, stabili, con la parola
scoperta nuova, con la buccia a pelle
una scorza di madre, tua ero
così torbida, curva, forte
nell’ellisse del viaggio accaduto
come un sogno. ma richiama il segno
dalle ossa, dalle dita non riconosci
il calore, la punta del corpo
distinto solo dalla pelle, un’unghia
che traccia il destino come un amo
sceso per far dormire il mare.
sempre immane il tuo odore,
la veglia che dice la terra
alla foresta. il colore
com’è sole, unico
abbaglio.

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