*

tutto sta in questo strappo.
l’abito ricamato al muro
corpo a trave che contiene tutto
come una nave che corica i pianti
al buio. e nel buio resta
la tonalità del gesto, di te che togli
del me che dà, nelle viuzze piane
e ripide, nelle gambe altissime rimaste
gelide sotto la neve. il ghiaccio sparso
fa paura. le statue mozzate fanno paura.
i viali, le grotte, il vociare stretto
di noi che non parliamo se non mormorii
di gesti, usciti densi dai colli,
da tutte le ghiandole, da tutte le vene,
tutte, pur di non impegnare le bocche,
neanche disgiunte da quando s’è svegli.

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