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ma come fosse un urto, calvo il petto
del respiro, come moribondo, vuoto
dal nervo sottile a urlare a gemiti
multipli, a mutilare la mente, togliere
a pezzi a pezzi le curve, rendere piatti
filamenti le vene, rendere cavi gli organi
e ordinare il cibo come un dettaglio
di fame che compie come un gesto.
e come fosse un Dio, fosse il tuo Dio,
la via sotto i lampioni alberati, gli olivi,
le cortecce, la scure che deteriora la pelle
che punge, il Dio che toglie il mare,
la terra, e fa foresta ogni occhio muto
che resta migrante al confine, il Dio
che preghi col sesso stretto alla coscia
pur di strappare il figlio, la gola dentro
l’urlo, il polmone che comprime tra i battiti
il cuore, che viene, che tiene stretti
i corpi, che tiene stretti i menti,
prima di dormire.

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