*

[…]

qui non si ripetono i nomi,
ma le bocche, i loro confini di lingua distante,
l’appartenenza al mare, al molo dove buco è la polvere,
dove raso il ciglio nel battere. si ripetono
i drappi scuri di mura, di orizzonti caduti, ed oltre
non c’è cosa che non chiami, non c’è tensione o torsione
di gesti, o corpi alleati nella caduta. oltre si è vivi.

eppure il polso che prendi ti fa posto nell’ala, una costola
stretta ti stringe nel fiato, il respiro ti porta un po’ di mare,
lì giacciono i nomi dei miei padri, di padri che furono
e sono stati vivi, come morti i nomi richiamano, come morti
i loro piedi lasciati sotto gli alberi,
le culle assopite nel perdono, le braccia e gli occhi, come morti.

[…]

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