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ad A.

se credo e penso quante voci sono state strette
dalle mani, le braci che ho lasciato spegnere,
gli occhi dentro gli occhi come giganti ma ora
noi dentro e fuori le narici per udire solo il suono
del mondo che non sa tacere, non sa pensare e tritare
il pensiero dove ho visto te, una scatola riempita
e tolto tuttotutto il male il bene dappertutto.
oltre ho dovuto svuotarti, lavarti la pelle,
udire i silenzi, ti ho svuotato per riempire
di acqua e fiamme e lentiggini il suono e il tatto
da far male, un poco, una poesia, una voce chiara
che riconosci, riconosco tua mia soltanto.

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