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mi dirai la poesia nell’orecchio, non urlare,
l’udito piove pacato dentro il timpano
e a malapena in nome delle cose
ti dedico la mia lingua, quella madre,
la lingua del seno e della coscia che mi tiene;
l’utero ora è svuotato e non vuol dare.
la traccia del sangue è una e una sola.
ho timore di te come del sangue,
svernano le nostre pelli come pellicce
appese per l’anno a venire
a seccare, a morire.

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