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da qualche parte si scava il solco
del corpo, mentre il tuo nome spicca
come un figlio che non abbiamo avuto;
e qui si è tu-io nella gola
che trafigge ogni suono, confonde
l’odore del sesso che s’arrende di mattina,
appare come un Dio, un dio-polvere,
occhio moro delle montagne e delle neve,
occhio di drago che abbiamo attraversato
e disarmato e toccato. non piango più
le tue assenze, le notti lunghissime
attendono la nudità delle braccia
per addormentare le voci evocanti nomi.
alberi e case e strade e vecchi mobili
confondono il rumore dentro: ho scelto
di camminare cieca; ho scelto di amare
cieca e credimi, ho pagato il rumore,
la nudità, le voci degli alberi,
gli occhi della neve.

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