*

[…]

come mi resta la doglia
la spina dorsale che acciglia pelle
compressa nei pugni – stretti li tieni finché premi
le pieghe degli occhi nei palmi – vedi come
centrifuga l’inguine
nel precipizio del ciglio senza sanguinare
corpo mio tuo che chiami amore
che chiami senza restare.

[…]

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*

il passo sta nella pelle
nudità che cerchi nella radice
di questa pianta
che forma casa
nei denti che rimangono
morso alcuno, come preda
tua mano stretta
tua veglia
tuo perdono
nella lingua, frontiera
degli innesti di noi, occhi,
fonte, fiamma, cava pietra,
acqua soltanto, a penetrare voci
il seme spento nel fuoco
la tana nuda nel buio
ed io che ballo nella nudità
della perdita
nella nudità
prima di ritornare.

*

credi, comprendo che nel bianco
un punto nero soltanto veglia tra pelli
su un letto senza lenzuola

ed i muri, tesi tra soffitti bassi
di fotografie e chiodi e mura
anche le finestre che guardi

togli respiro da questa bocca
ssshhh non dire – sento occhi dov’entrerai
quando scendi – sssshhhh non sentirai
la pietra, una piega nel viale di casa,
l’acqua che scorre continua
fredda
nelle mani un nido per bere.

credi, la notte fa silenzio
la risacca del lago, il vento nel nome
che pronunci lento, come poeta
rinunci a dirlo spesso e rinunci
a parlarci – bambini nel gioco,
sai dove siamo.

[…]

ma si ferma la fiaba, la parola scritta
resta nella pietra, un cuore a cui insegno
di mattina come diventa giorno e come notte
spessa ci racchiude nel sogno – non sta gioco
nelle dita che prende la pelle
e tu fermo “ti rilassa cantare?
assorbi le luci
scendi
nel buco digerente di quest’atrio del cuore
che troppo ha digerito
e consumato

ti creo una prua di legno
dove metterti per non cadere.

ché credo ancora
nella ferita
un taglio profondo recato nei morsi brucia

ma credo ancora
la parola secca e rigenera
ogni primavera.