*

uguale forma ti presta questa luna
con aquiloni sulla bocca
e denti intimi e gialli e fissi
e tese luci che vanno verso i boschi.

la terra è sola e bianca e tace
il nero scarrozzato a sinistra e destra
a voci da cantare.

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*

così chiaro
questo rumore, lascialo andare non sparisce
disintegra il volume delle cose sfianca
come un albero sfalda radici nella foresta
deteriora il respiro delle foglie che non fanno autunno
né primavera chiarochiaro come una ragnatela
dove la preda è già morta, ferma
nel movimento di tutto intorno dappertutto.

non resti ma nel sonno
imbuchi i sogni e li doni
uno a uno cento volte
dove la voce spiana.

*

talvolta devo numerare sulle dita l’infinità della pioggia.
sul corpo non c’è traccia del mare,
né occhi restano: hanno guardato l’ultima volta
il canto dei boschi.
hanno praticato il bene, quando tu non c’eri.
forte la distanza ci ha divisi.
tuo figlio ci ha creati mostri dal primo giorno.
il mio sangue ci ha unito nel giorno del Buddha buono.
pregavo smettessi di piangere.
pregavo smettessi di chiudere gli occhi e guardarmi;
guardarmi viva, come prima dell’autunno.

*

ancora breve il battito, sotto la pelle assorbe
il sangue di cui parleremo nelle ore della notte.
ho assunto l’ultima pillola. sei nei palmi pieni,
tu e la tua parola. l’unica paura della notte,
è di avere freddo. distanti le campane.
si sente che deve morire qualcuno.
si sente che devi andare.